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26 Gen 2012 
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Il giorno venerdì 27 gennaio 2012 ore 12,00 nella sala consiliare del Municipio Roma XIII, verrà illustrata dal gruppo dei proponenti la seguente petizione
"Egregio Sig. Sindaco On.le Gianni Alemanno,
già all'indomani del possibilie inserimento dell'ufficio del Giudice di Pace di Ostia nell'elenco governativo previsto dalla Legge 14.09.2011 n. 148, riguardante le sedi giudiziarie in prospettata soppressione dal territorio dello Stato Italiano, è partita la spontanea iniziativa dei cittadini residenti sul territorio del Municipio XIII, fortemente contrari all'ipotesi di accorpamento di Ostia alla sede circondariale del Giudice di Pace di Roma. L'iniziativa ha rapidamente preso piede, raccogliendo numerosi consensi, ed ha esitato in pochi giorni oltre 1300 adesioni, con altrettante firme di cittadini di Roma Capitale, che saranno prossimamente recapitate in Campidoglio.
Ciò è avvenuto ancor prima della effettiva pubblicazione dell'elenco delle sedi del Giudice di Pace in "lista nera", ossia in allegato A) allo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri in data 16.12.2011, il che dimostra una diffusa sensibilità rispetto ai disagi che il preoccupante smistamento dell'utenza di Ostia verso la sede di Roma - Via Teulada comporterebbe ai cittadini, per i motivi tutti prontamente segnalati dagli operatori del settore e dagli studi professionali degli avvocati presenti sul territorio.
Invero, il Giudice di Pace di Ostia, è stato istituito in Ostia con Decreto Ministeriale 03.07.1992 "in considerazione della particolare estensione della XIII Circoscrizione" -oggi Municipio-, "e della distanza dalla città di Roma".
I numeri delle pratiche lavorate in ormai quasi 20 anni di attività dell'ufficio, invalgono inequivocabilmente a testimoniare l'entità delle reali esigenze, di un bacino di utenza di oltre 200.000 residenti, con tendenza all'espansione demografica, come dimostrano i dati incontrovertibili della popolazione iscritta all'anagrafe civile.
Quanto rende Ostia una vera e propria città, e giustifica la conservazione dei necessari presidi giudiziari sul territorio, rendendosi la cospicua domanda di Giustizia, dimensionata alla stregua di un ufficio circondariale, operante sull'utenza di un capoluogo di Provincia.
La recente istituzione dell'Ente Roma Capitale, nato il 26.07.2010, con ordinamento riconosciuto all'art. 114 della Costituzione della Repubblica Italiana, ci apre alla speranza e garantisce spazi di migliore decisionalità e autonomia organizzativa e finanziaria, rispetto agli Amministratori di un normale Comune Metropolitano: in buona sostanza, accredita a maggior ragione una scelta sostenibile, che impegni l'Amministrazione Capitolina al mantenimento a venire del Giudice di Pace sul territorio del Municipio Roma XIII.
Il meccanismo che regola i procedimenti gestiti dalla Magistratura di Pace peraltro, mettendo in condizione il cittadino di adire l'Autorità Giudiziaria senza patrocinio e quindi di difendersi in proprio, rende gli Uffici del Giudice di Pace il naturale antidoto istituzionale all'azione delle esattorie e dei Comuni, Enti territoriali che, come è noto, finanziano una parte cospicua dei loro bilanci con i proventi delle sanzioni amministrative.
E' giusto quindi, che agli Amministrati di Roma Capitale sia preservata la fruibilità del servizio giudiziario a venire, e l'accesso ad un controllo di legittimità diffuso, in primis su multe, autovelox e "cartelle pazze".
Riteniamo che solo la permanenza attrezzata del Giudice di pace sul territorio potrà rendere perseguibile una effettiva tutela dei "diritti del quotidiano" spettanti ai residenti.
E' storia di questi giorni, che la sede del Giudice di Pace di Ostia, è stata ufficialmente inserita a far data 11 gennaio 2012 nell'allegato A) degli uffici giudiziari in soppressione, e allo scadere del termine fissato dalla legge in 60 giorni, già in decorso, andranno irreversibilmente in fumo le speranze di conservazione della struttura sul territorio, qualora Roma Capitale non dovesse impegnarsi per il suo mantenimento.
Tanto premesso i sottoscritti cittadini, Suoi Amministrati
                                                 CHIEDONO
che l'Ente Roma Capitale si impegni per la conservazione dell'Ufficio del Giudice di Pace di Ostia, dichiarando l'intento di farsi garante del mantenimento a proprie spese del servizio giudiziario a venire entro il termine di salvataggio previsto dalla legge
                                             FORMULANO PETIZIONE
al Sindaco di Roma, acciocchè intervenga un pronunciamento in tempi utili, confidando in una risposta istituzionale pubblica e motivata, anche in caso di inauspicato diniego / Firmato".
Admin · 79 visite · 0 commenti
15 Gen 2012 
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E venne il giorno della black list: come auspicio di Nuovo Anno e con decorrenza 12 gennaio, è stato finalmente divulgato sul portale "giustizia.it" l'elenco di tutti gli uffici del Giudice di Pace destinati alla soppressione.
Manco a farlo apposta, la realtà ha ragguagliato le peggiori fantasie di sterminio dell'ex Ministro Nitto Palma: al traguardo dell'eliminazione, ben 674 (!) sedi giudiziarie sul totale delle 846 presenti sul territorio dello Stato, e intuitiva stazione di "capolinea" al sogno invano coltivato, di una giurisdizione di prossimità facilmente accessibile al cittadino.
Decorsi 60 giorni, (concessi ai Comuni per opzionare la sopravvivenza delle strutture), il progetto prenderà la forma del decreto legislativo, e sarà immediatamente in vigore a data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Filosofia dei massimi sistemi a parte, ciò che in assoluto mi sembra più grave e scorretto, è l'accomunamento indiscriminato sotto la stessa colonna del famigerato allegato A), delle microsedi di più piccola e problematica gestione, a uffici altamente produttivi, con bacini di utenza di oltre 100.000 abitanti, che lavorano fisiologicamente numeri di pratiche annue a tre zeri.
Dimensioni che avrebbero consentito aldunque, a molte sedi in lista, di guadagnarsi a buon diritto i galloni della "sostenibilità finanziaria" attraverso i proventi del contributo unificato (ossia l'obolo erariale incassato dallo Stato al momento della proposizione di cause e ricorsi).
In altri termini e senza remora di smentita, in molti casi i cittadini sarebbero agevolmente riusciti ad autofinanziarsi il servizio, garantendosi il permanere di piene garanzia di tutela giudiziaria, peraltro previste della bizzosa ultrasessantenne, ops .... Costituzione della Repubblica Italiana, (ma tant'è, ormai è di moda nominarla, si e no, al momento di sedarne i saldi principi con una sana camomilla).
Cosa significa ? Ripeto se non fosse chiaro: grazie ai proventi del "contributo unificato", si sarebbe introitato, (non in tutti ma in molti casi), un avanzo rispetto ai costi del servizio, tale da garantire un bel cappuccino di solidarietà, da offrire al risparmioso Ministro Severino, parsimoniosamente ispirato al mantra dell'"economicità" e della "ri-organizzazione" degli uffici.
In tema, è ben vero che l'art. 3 dello schema di decreto legislativo, preserva la possibilità agli enti locali interessati, di lanciarsi nel salvataggio degli uffici in soppressione, ma ciò è previsto comunque a condizione di farsi "integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione", ivi incluso il "fabbisogno" di personale amministrativo addettovi, che a venire, dovrebbe essere distolto dagli organici degli impiegati comunali.
Ergo: se qualche Sindaco di buona volontà intendesse sobbarcarsi i costi di una delle strutture in black list, sarebbe libero di farlo, ma a patto di impegnare le casse comunali per il 100% e a fondo perduto, quanto a conseguenti oneri di affitto e manutenzione, bollette e altre spese correnti, non ultimi gli stipendi del personale addetto alle cancellerie (n.b. ovviamente le unità ad oggi in servizio presso le sedi azzerate, verrebbero dirottate verso i Tribunali, anzichè, inspiegabilmente, messe a disposizione degli uffici del Giudice di Pace risparmiati all'impatto dell'uranico meteorite-trattino-decreto legislativo estintivo).
Il tutto, si ribadisce, con impiego di tributi locali, anzichè dei proventi del "contributo unificato", che pure continuerebbe ad essere introitato alle casse dello Stato, dai propositori a venire di ricorsi e opposizioni a cartelle, multe e altre amenità prodotte a ciclo continuo dalle esattorie.
Per facile pronostico, il rimedio, proposto a enti in larga parte vicini al tracollo finanziario e comunque pericolosamente prossimi al taglio dei servizi sociali in danno degli amministrati, sarebbe visto come opzione peggiore del male (= "male" come fastidiosa, ma tutto sommato digeribile espunzione dal gonfalone cittadino di qualche "figurina-istituzione" sfrattata dal territorio).
Ne deriva, che al netto dei diffusi mal di pancia e con qualche eccezione, ben difficilmente i Sindaci italiani verseranno in condizione di assumersi iniziative più che velleitarie.
Ci mancherebbe altro, e verrebbe da stupirsi del contrario, vista la pretesa dell'esecutivo di farsi finanziare un servizio statale con risorse delle comunità locali, in alternativa alla prospettata chiusura dei battenti del servizio giustizia.
A consuntivo, e a dispetto di tutte le "menate" su efficientamento e ri-organizzazione, l'utenza degli uffici eliminati dalla cartina, verrebbe ineluttabilmente convogliata verso le Grandi Città Giudiziarie (leggasi residua parte delle sedi di giudice di pace circondariali, insopprimibili, ancorchè notoriamente in sofferenza per come spolpate di spazi e personale necessario al loro funzionamento).
Ciò che nei fatti, determinerà ben oltre il disagio da spostamento, un peggioramento drastico nella resa di servizi già pessimi, che a risorse date, diventerebbero definitivamente ingestibili.
Ora, a chi insediato nella stanza dei bottoni di Via Arenula, l'ineluttabile è cosa nota, ma io andrei oltre e parlerei apertamente di obiettivo deliberatamente pianificato: aldilà della voglia pazza del Gotha del Terzo Potere dello Stato di regolare i conti con la categoria dei Giudici di Pace brutti, sporchi e cattivi, (il che vale, più di mille parole a spiegare i troppi silenzi di circostanza), c'è un dato che mi sembra illuminante per darsi contezza degli accadimenti in corso. 
Il caso vuole, che gli uffici del Giudice di Pace siano a tutt'oggi il naturale antidoto all'erosione in corso dei piccoli "diritti del quotidiano" aggrediti, tra agenti vari, in primis dagli stessi venti di crisi finanziaria che impongono un'aggravamento della pressione esattoriale, esercitata sulle famiglie in larga quota dietro causale di sanzioni amministrative, con cui si finanziano enti impositori a titolo vario.
Forse sarà anche "demagogico", ma mi sarebbe sembrato civile che in uno Stato di Diritto, ai poderosi giri di vite e al correlato aumento della domanda di Giustizia, fosse preservata la possibilità di agire senza il necessario ausilio dell'avvocato di famiglia, lasciando intatta la possibilità alla gente, di difendersi in proprio e possibilmente dietro casa, da ganasce fiscali, multe, autovelox e cartelle pazze.
E se anche non fosse possibile combattere i non infrequenti abusi ad armi pari con Equitalia, almeno non venisse disinnescata per ingolfamento, la competente Autorità Giudiziaria, che operando "in nome del popolo italiano", resti funzionalmente investita di porre concreto rimedio a indebite pretese.
Nulla di più, nè di meno di ciò che prescrive il libro mastro dei sogni del diritto, per cui mi pare ancor di più, indecente e mistificatorio il tentativo di nobilitare le ragioni dell'operazione di smantellamento in corso, sotto le false insegne dell'"efficientamento" e della "ri-organizzazione" del servizio Giustizia.
Vi è, come è noto, che le bugie hanno le gambe corte, e chissà se in un futuro non prossimo, qualcuno, espropriato di basilari garanzie, si sentirà ancora in buon diritto di pretendere spiegazioni di quanto avvenuto sotto i fasti del "Governo tecnico", presentandone il conto, ovviamente, ai successori dell'attuale esecutivo. (.....)


      Claudio Fiorentino (Giudice-di-pace-ancora-per-poco di Ostia)
 
Admin · 72 visite · 0 commenti
04 Dic 2011 
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Rinfrescare il blog a distanza di mesi, rappresenta ben oltre l'ora d'aria del carcerato, occasione di annoverare eventi pubblici o semi, da non far passare in totale sordina: tra essi, l'interessante Convegno dal titolo "Migliorare il Servizio Giustizia - La Riforma della Geografia Giudiziaria", tenutosi lo scorso 2 dicembre, a latere delle Manifestazioni in corso presso il "Salone della Giustizia", allestito nell'area della Fiera di Roma, che si trova a portata di schioppo dalla sede giudiziaria cui sono addetto.
Meritoriamente promosso dall'Associazione Dirigenti Giustizia (solidissima realtà rappresentativa che raccoglie oltre la metà degli addetti del settore), non mi sembra che dell'evento si sia fatto gran parlare, cosicchè ho pensato di sopperire, per quanto di interesse, e ad uso dei consimili adepti delle Magistrature minori.
Non che le prospettive siano per noi esattamente radiose, ma tant'è: in clima di ventilata soppressione, mi sembrava opportuno ritornare a puntare il sismografo sui possibili precursori della tanto attesa riforma, che noi Giudici di Pace in particolare, attendiamo con mixtum di aspettativa messianica e agghiacciata preoccupazione (la stessa per intendersi, tipica del protoscoiattolo Scrat, perennemente sul crinale di tutte le catastrofi naturali del sequel di animazione "Ere Glaciali",  in cui il simpatico roditore appare inseparabilmente avvinghiato alla ghianda della sopravvivenza). 
Nel contesto, urge di riavvolgere il nastro, per il tipico "riassuntino - rewind" delle puntate precedenti (chi scrive, come si evince qua sotto, è chiamato a scontar dazio di aver colpevolmente trascurato il proprio blog per molti mesi).
Aldunque, fu la vigilia di Ferragosto dell'Anno del Signore 2011, e all'alba dei venti di crisi, prossimi a soffiare sulla politica italiana tutta, con effetti di commissariamento finale del Governo in carica, il neo Ministro Nitto Palma, al secolo "se-non-ora-quando", di fresco avvicendatosi ad Angelino Alfano, si precipitava a varare l'ultimativo pacchetto di Risparmio-Giustizia, da piazzare in zona cesarini per scongiurare l'imminente crollo di credibilità internazionale.
Il Nostro, forzosamente rientrato dalle meritate vacanze in Polinesia, conferiva delega di procedere a immediata revisione della geografia giudiziaria a buon fine di realizzare le prime economie di scala, e ottimizzare le risorse umane e materiali disponibili ai Tribunali italiani.
Sguainata la "mission" di lungo periodo, il GuardaSigilli disvelava per intanto, di voler serenamente sterminare 681 uffici del giudice di pace sugli 846 presenti sul suolo nazionale. 
Varata all'uopo l'immancabile task-force nella quiete dell'area 51 del Ministero della Giustizia, il predetto cooptava nel simpatico gruppo di lavoro dedicato alla formazione della "black list", oltre al proprio Capo di Gabinetto e ai soliti funzionari d'area di ufficio legislativo e  D.O.G. (acr. di Dipartimento Organizzazione Giudiziaria), anche un paio di Cattedratici ben assortiti e molti liberi pensatori in quota a correnti varie della Magistratura organizzata, inoltre, il Presidente pro tempore del COA di Roma, inviato nella capsula di Via Arenula come osservatore esterno del Consiglio Nazionale Forense.
Non poteva nel contempo il Ministro esimersi, dal portare avanti il piano già vagliato dal C.S.M., ovviamente in  senso favorevole, avente ad oggetto l'assegnazione di nuovi Giudici di Pace alle sedi prossime allo sterminio, in nome di un saggio "riequilibrio tra uffici caratterizzati da carichi di lavoro esiguo e altri, ove si registrano condizioni di disagio operativo".
Detto, fatto, e senza veto del Capo dello Stato, al 24 agosto 2011 risale il D.P.R. di rifacimento delle piante organiche della Magistratura di Pace, con intento di saturare tutti i 4700 posti previsti a data della legge istitutiva n. 374/1991 (provvedimento più recentemente andato in pubblicazione su G.U. n. 225 del 02.11.2011, e Dio sa che cosa potrebbe succedere ad imminente riapertura dei bandi di concorso). 
Insomma, a suon di mazzate e ammonimenti BCE, più che opportunamente indirizzati a uno Stato quanto mai refrattario a normalizzare il funzionamento della macchina giudiziaria con provvedimenti di buon senso, siamo qui a interrogarci sul nostro futuro, alla Vigilia dell'ennesimo "Natale in Casa - Onoraria Cupiello", e all' imminente scadenza di Capodanno degli incarichi, una volta di più messi in forse, al countdown dei molti mandati di altrettanti Magistrati precari.
La prematura tumulazione del laborioso esecutivo, seppellito sotto una montagna di "spread", ci coglie interdetti e impreparati in mezzo al guado, per come l'evento si è consumato a un passo dalla pubblicazione della lista degli uffici del giudice di pace in soppressione (n.d.a. a detta di molti, il fatidico documento pare fosse stato di fresco stilato nero su bianco, e in attesa bello bello di essere licenziato con tanto di firma e sigillo in ceralacca).
Di talchè, e a fatte nomine di Ministro Tecnico e Nuovi Sottosegretari, si rende opportuno ragionare sul possibile sviluppo degli eventi.
Per certo, tornando a bomba ai temi di stretta attualità del Convegno, a detta dell'autorevole Presidente dell'AssoDirigenza Dr. Renato Romano, la eliminazione "intermedia" di circa 300 sedi distaccate di altrettanti uffici del Giudice di Pace, con economie stimate al costo medio unitario di 200 mila euro (corrispondenti a un totale tagli annui di 60 milioni), non costituisce più che un "prudente" momento di abbrivio, nella prospettiva di successive riforme ad ampio raggio.
Vi è per inciso che l'operazione, si prospetta di certo più "indolore" per i Dirigenti delle Cancellerie  che per le Comunità locali, nel senso che, di funzionari in fascia "C" in punto di traslocare dai nostri uffici con timbri e masserizie al seguito, se ne vedrebbero comunque pochini.
L'obiettivo potrebbe essere aldunque centrato, già all'indomani della divulgazione del famigerato elenco, prossimo alla pubblicazione ufficiale sul sito/portale www.giustizia.it , cui seguirebbe una prevedibile batteria di fuoco (leggasi, Decreti Ministeriali di abbattimento, ossia la stessa forma in cui le stesse piccole sedi distaccate di gdp videro la luce in un mondo meno ostile): beninteso, niente di male in un'ottica di redistribuzione razionale, nel voler decimare i nostri anacronistici avamposti della Giustizia dal "volto amico", o come si suoleva dire negli anni '90, di "prossimità al cittadino".
Il tutto, senza azioni di resistenza scomposta da parte degli amministratori locali, storicamente recalcitranti all'idea di farsi scippare i simboli delle istituzioni dal gonfalone, ma stavolta clamorosamente imbrigliati nella "clausola di salvaguardia" sapientemente predisposta nell'articolato della legge delega. 
Ciò che per trappola dell'esecutivo, consentirebbe ai Comuni, in versione singola o consorziata (ristrettezze di bilancio permettendo), di scongiurare l'estinzione delle microsedi giudiziarie in black list, sobbarcandosene i costi a venire, quanto a strutture e personale amministrativo addettovi.
Tutt'altro iter procedurale si imporrà, per la cura dimagrante, altrimenti prescritta a sedi circondariali e sezioni di Tribunale, non esenti le Micro Procure della Repubblica e altre possibili sedi del gdp, sparse a macchia di leopardo sul territorio dello Stato.
Bandito il "nanismo giudiziario" a 360°, i necessari cambiamenti, assumerebbero la forma del decreto legislativo, ma in ogni caso gli accorpamenti di "seconda generazione" si appaleserebbero di gran lunga più problematici, visto che l'originario "gruppo di lavoro" è rimasto orfano di chi lo ha espresso, a compresenti pressioni esercitate per ovvia conseguenza, da non pochi capi degli uffici giudiziari in lotta per la sopravvivenza, i quali vuoi dietro gli Ordini forensi locali, vuoi tramite i consimili fuori ruolo, (posizionati da sempre in abbondanza a Via Arenula n. 70), hanno innescato palesi rischi di affondamento delle buone intenzioni nelle solite sabbie mobili.
E chissà che non ne abbiano avuto sentore, anche gli autorevoli deputati membri della Commissione Giustizia, i quali hanno preso parola durante il Convegno, ossia la CapoGruppo PD Donatella Ferranti, e l'On.le Maurizio Scelli in forza al PDL.
La prima, ha ricordato mali e disfunzioni,  arrecati al servizio giustizia da una distribuzione territoriale arcaica e ottocentesca, figlia della Legge Rattazzi in vigore fin dal 1859: in ciò, l'Illustre Relatrice  è apparsa ingenerosa nei confronti dell'ex Ministro Fassino, sotto il quale all'alba del 2001 era ancora in voga il "mantra" di recuperare efficienza mediante la "ricetta toccasana" di deflazionare i grandi Tribunali (donde, la spensierata politica giudiziaria tutto tranne che ottocentesca, di istituire un cospicuo numero di sezioni distaccate, ossia più o meno le stesse di cui oggi si invocherebbe il decesso, - vedasi D.lgs. n. 491/1999 e successivi decreti ministeriali allocativi di numerose sedi di Giudice di Pace, compresa quella cui sono a tutt'oggi addetto -).
Quanto all'On.le Scelli, si è pericolosamente accreditato come "uomo del fare" del PDL, a dispetto di quanto appena combinato  dalla coppia Alfano - Nitto Palma: lo stesso, ha evidenziato la necessità di procedere alla concertazione di una "Road Map", auspicando in tal senso il recupero di un ruolo alla politica, inaspettatamente estromessa dalla partita, che verrà ad essere giocata dall'entrante Governo tecnico.
Il VicePresidente della Prima Commissione in forza al Consiglio Superiore della Magistratura, Dr. Vittorio Borraccetti, ha ricordato che la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, era indicata come priorità già ai tempi del "Libro Verde" (non ovviamente quello di Gheddafi, ormai in disgrazia, riferendosi l'esponente MD in tutta evidenza a una pubblicazione risalente dell'allora Ministro delle Finanze Padoa Schioppa, in tema di "contenimento della spesa pubblica"). 
Ha giustamente sottolineato come i risparmi di scala non prescindono da una pianificazione selettiva degli investimenti, menzionando a titolo esemplificativo la vicenda dei fondi UE destinati alla diffusione delle "best practices" giudiziarie.
A me, per casuale associazione di idee, è venuto in mente il memorabile Progetto "Accenture" (alias Andersen and Consulting), esternalizzato a caro prezzo dal MinGiustizia per realizzare economie, nell'intento di espungere numerosi uffici giudiziari dalla cartina, ovviamente tutti sopravvissuti ai giorni nostri.
Ha chiosato infine la Dott.ssa Mimma Modica Alberti, Coordinatrice dell'Osservatorio "Cittadinanza Attiva", affermando che una riduzione ragionata degli uffici del Giudice di Pace si renderebbe auspicabile, venendone solo del bene agli utenti e al servizio giustizia.
E se lo sostengono le Associazioni esponenziali di consumatori e cittadini, non resta anche a noi che accodarci e convenire.
Quanto infine, alle numerose segnalazioni di scarso gradimento, pervenute all'Associazione in questione sull'operato di molti giudici di pace in servizio, vogliamo dare una benevola lettura "dietrologica" allo scontento di massa.
Se è vero (come è vero) che il declino inesorabile del sistema giudiziario, è segnato dall'ingresso in Parlamento di un plotone imponente di Avvocati e Magistrati fuori ruolo, inviati a legificare in materia di Giustizia (quanto avrebbe fatto con miglior dose di buon senso, e in modo per certo meno pernicioso la classica casalinga di Voghera), allora è altrettanto certo che una priorità da scongiurare, è che prima o poi anche qualche Giudice di Pace o ex, si infiltri in politica.
Un sistema giudiziario come il nostro, già in picchiata verso l'allegra catastrofe, non potrebbe proprio permetterselo, essendo il ferale evento, destinato a coincidere con la classica mazzata finale, ossia il giorno letale dell'Armageddon, che per quanto possibile stiamo tutti cercando di procrastinare nel tempo.
Minimo minimo, i nostri sarebbero capacissimi di schiacciargli distrattamente il bottone delle testate nucleari (...).

                                          Claudio Fiorentino (GdP Ostia)
Admin · 351 visite · 1 commento
13 Feb 2011 
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Appunti in ordine sparso, sugli eventi del fine settimana.
In telegrafica evidenza, la convocazione in urgenza di Direttivo e Giunta Esecutiva dell'Associazione Nazionale GdP in quel di Rimini, a discutere delle iniziative da assumere alla luce del "Milleproroghe".
Non ho ricevuto "rumors" su quanto abbiano deciso ma mi butto, e azzardo a pronosticare una tornata di astensione a breve dalle udienze, quand'anche fosse, fuori finestra count-down, visto che il DL n. 225/2010, pubblicato in G.U. il 29 dicembre, è prossimo a scadere a fine mese.
Credo che più o meno avventurosamente, il provvedimento verrà convertito, ma la faccenda, assai meno pleonastica, è legata al perenne ricatto da conto alla rovescia, con effetti di assuefazione al fine mandato, che stanno assumendo contorni imbarazzanti.
Sull'altro fronte, i "gemelli diversi" di Capo Geronimo tacciono, imbalsamati al post sciopero che sà tanto di attesa in finestra, speriamo con il sottinteso di volersi aggregare ai cugini di "rimorchio", dopo aver recitato Lucio Battisti ("Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi"). 
Insomma, un fine settimana men che mai sonnacchioso, che mi ispira un poderoso ritorno sul tema insopito "libertà e partecipazione", contestualizzato più che a Giorgio Gaber, al panorama di sigle e acronimi in auge nel mondo delle Magistrature minori.
L'argomento è un pò trito, ma ci tengo a sviluppare il mio pensiero avendo la netta sensazione di essermi lasciato qualcosa di irrisolto alle spalle.
Fatto è che alcuni valenti colleghi (sempre meno per verità) continuano a sollecitarmi di ritornare a prender parte alla vita sindacale, in unità di intenti e per non sottrarmi al dovere di dare un contributo alla causa, quanto meno in termini di impegno.
Il "tema" come suol dirsi oggigiorno, è di dare voce alla biodiversità dall'interno, evitando di alimentare anche involontariamente frammentazioni, in tempi di individualismi e pericolosi spettri "scismatici".
Premesso che non ho nessuna intenzione di rientrare da dove sono uscito, (peraltro ho il fondato dubbio che all'Unione Nazionale Giudici di Pace non mi ci rivorrebbero, e per rispettabilissime ragioni), e ribadito di non essere sul punto di andare dal Notaio a fondare alcunchè, ho purtuttavia deciso di elaborare il mio punto di vista, per non lasciare nulla di inespresso su questa storia, a costo di rimetterci anche sul piano dei rapporti personali.
Aldunque, prenderò l'abbrivio del discorso alla larga, iniziando a parlare di Sindacato in maniera più che astratta, cioè di come dovrebbero essere le organizzazioni dei lavoratori particolarissimi sub specie, giudici tra i giudici ma in ambientazione asettica, e nel periodo ipotetico dell'irrealtà in cui ogni espressione associativa, dovesse trovare campo d'azione incontaminato, in piena attuazione dei principi della Costituzione.
In questa verde valle, i membri delle Magistrature Minori, affratellati a quelli di Ruolo, si prenderebbero per mano, preservandosi inclini paladini dell'art. 98 C., e opliti delle più recenti norme di legge, che impongono non solo il divieto di iscriversi, ma anche di partecipare attivamente alla vita dei partiti, a pena di illecito tipizzato ex art. 3 lett. h) D.lgs n. 109/2006.
Norma questa, istitutiva della più che condivisibile scelta, di estendere il divieto anche ai membri della Magistrature "fuori ruolo", per opzione  pienamente legittimata dalla Corte Costituzionale secondo recente sentenza n. 224/2009, di cui non si è fatto abbastanza parlare.
Insomma, i Giudici non devono "fare politica" punto, ma non nel senso di non poter esprimere opinioni sull'operato di questo o quel Governo (meglio se con misura, e su questo sto cercando di fare un grande lavoro su me stesso), bensì in quello di dover abdicare tentazioni di lobbying financo difensivo, ossia orchestrato per paralizzare le riforme di partiti e politica, il che sarebbe perfettamente legittimo, ma a patto di essere una categoria qualunque, assai meno se esponenti del Terzo Potere dello Stato, blindato da opere di fortificazione senza uguali, erette dal Costituente a rendere inattaccabile il granitico principio di autogoverno, meticolosamente palificato al fine di evitare interferenze esterne da parte di poteri palesi o occulti.
Il che è previsto, bene specificarlo, non per privilegio di casta, ossia ad uso e salvaguardia del Magistrato in quanto tale, ma del comune cittadino che potrebbe finirgli sotto.
Ergo, vi è divieto di far politica, ma attentamente bilanciato dall'intollerata compressione dei Sacri Principi di indipendenza e autogoverno, solennemente enunciati all'art. 104 C. con solidissima finalità esplicitata all'art. 101 C. ("il Giudice è soggetto solo alla Legge").
Per inciso, quanto la Costituzione valga anche per la Magistratura Onoraria (che dopotutto costituisce più del 50% della "forza lavoro" giurisdicente), è altro affare, essendo i figli di nessuno tenuti da sempre alla porta dell'organo di "autogoverno", ossia il CSM, il quale, in base a oscuri criteri, si è da sempre preoccupato più che altro di ribadire il principio di temporaneità, al cospetto pur sempre di giudici al tagliando di 15 anni (e oltre) di onorato servizio, il che sarebbe leggermente ridicolo se non fosse che ci stiamo andando in mezzo.
E' quanto provoca l'istinto riflesso dei nostri Sindacatini, sospinti a cercare usbergo presso i Palazzi della Politica, a richiedere protezione post-feudale per la categoria, a questo o quel Signorotto, senza alcuna linea e spesso e volentieri, animando  peregrinazioni "a capocchia", che occasionalmente nella nostra storia recente, hanno dato raccapricciante spettacolo di sè, a chi se ne è reso involontario testimone oculare.
Ma tant'è ... fin qui la Carta Costituzionale e i Manuali di Deontologia Giudiziaria: l'aspetto che mi sembra in assoluto più interessante è l'analisi degli accadimenti in pentola, o meglio, gli enzimi in "fermento" dall'interno del simpatico container  "elettrosaldato" nel 1946 per mano demiurga e sapiente dei Padri Costituenti, proprio a rendere l'operato della Magistratura, blindato ai Governi di destra e di sinistra, che manco a farlo apposta, si sono avvicendati nell'inutile tentativo di violare i santuari, senza riuscire fin qui a piantare la bandierina sull'inespugnato autogoverno dei Giudici.
Per addentrarmi efficacemente nei cavoli degli altri, userò il piglio saggistico di un valente ex Magistrato requirente (Bruno Tinti, il libro è "Toghe Rotte", suggerisco l'acquisto della versione economica da 8 euro: li vale tutti e di gran lunga anche solo la lettura dell'ultimo capitolo).
A seguire, non più che un assaggio di verità oracolare, tanto per non cadere in infrazione di  copyright: "organismi come i Consigli Giudiziari, il CSM, l'ANM, sono tutti elettivi: i loro componenti sono giudici eletti dai giudici, (quanto in partenza è certamente un buon sistema per assicurare autonomia e indipendenza alla Magistratura, "anche se di buone intenzioni è lastricato l'inferno"). Di qui, e per attribuire ad altrui la paternità di pensiero, val bene virgolettare ... "poichè i giudici e i loro organi costituzionali non sono immuni al degrado in cui vivono, alla fine, all'interno della Magistratura è avvenuto qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto all'esterno, nei palazzi della politica. Nei palazzi della politica è diminuita fino a sparire la cultura della partecipazione e della democrazia, e i partiti si sono ridotti a centri di gestione del potere e del consenso: scelgono i governanti e sono diventati i padroni della politica. La stessa cosa sta accadendo (ma io andrei oltre e direi che è bella che accaduta), all'interno della Magistratura. Il "governo" della Magistratura è il CSM, e i "partiti" sono le cosiddette "correnti". Le elezioni sono decise dalle stesse correnti, che decidono chi deve andare a far parte dei Consigli Giudiziari e del CSM. Anche gli organi direttivi delle correnti, vengono votati dagli aderenti alla "corrente", e anche nelle "correnti", come avviene per i partiti, queste elezioni sono spesso un simulacro di elezioni, una conferma formale di quanto già deciso da quelli che contano all'interno della corrente".
Semplice, brevilineo e giustamente perentorio, come è nella cifra stilistica dell'autore.
Insomma, e a farla breve, italiani tra gli italiani, i Magistrati, vuoi per la spregiudicatezza di alcuni "falchi" in batteria, vuoi per reazione agli attacchi mediatici di una politica fattasi via via più becera e insolente, si sarebbero incubati in grembo la malattia del secolo, dicasi partitismo, fatta di efflorescenze corporative e foruncolosi da veto incrociato, spartizione incarichi direttivi secondo manuale Cencelli andato a male, faziosità militante, nonnismo clientelare, e prassi sindacali vieppiù perniciose, al rischio sottostimato di contagio batterico, stante il diffondersi del virus che in effetti, si è rapidamente autoreplicato, producendo il bel risultato di deturpare irreversibilmente l'istituzione, rendendola bruttina, e anche un pò butterata.
Intuibile, che anche nel mondo dei nostri Sindacatini, (i quali non hanno mai brillato per apertura, e formazione democratica di processi decisionali dal "basso"), le cose non sarebbero andate propriamente per il meglio.
Alle solenni pulsioni a scimmiottare il peggio dei più grandi, si aggiunge l'aggravante specifica, ossia quella di rendersi non di rado protagonisti minori, della stessa logica giudiziaria distorta, che costituisce causa prima delle disgrazie nelle Magistrature precarie. 
E non serve star qui neppure a rievocare gli errori di recenti trascorsi della nostra storia, con l'immancabile chiamata al falso tavolo tecnico, e il puntuale imbonimento a suon di specchietti e perline, propinate da chi conta, al solo fine di insinuare invidie personali o frammentazioni interne, secondo antica tradizione di romana memoria, all'insegna del "divide et impera", (motto da sempre valido, all'occorrenza di seminare zizzania tra le tribu dei barbari, da scompattare aldilà del fiume Elba).
Ancora Bruno Tinti: "Per verità nelle "correnti", militano spesso uomini (e donne) probi e capaci, e esattamente come succede nei partiti, anche costoro sono convinti che il loro impegno sia nobile e legittimo, perchè con esso portano voti alla corrente, che opererà per il bene". 
Sottoscrivo incondizionatamente e vale ovviamente "in scala" anche per la Magistratura di Pace, dove i virgulti di sano attivismo, si sono tradotti in impulso di riversarsi in quota nei Consigli Giudiziari a "ben operare" al servizio della causa: ciò che è avvenuto nel recente passato, e ritornerà ad accadere anche l'anno prossimo, secondo regolamento in vigore a liste rigorosamente chiuse, e senza veder stabito alcun vincolo di incompatibilità, quanto meno con le cariche sindacali più rappresentative, al contrario, spesso e volentieri diventate "sovrapponibili", (a dispetto del rischio nemmeno troppo virtuale, di dover poi fare i conti con la responsabilità di decisioni da prendere, magari non necessariamente gradite, ad alti membri di questo o quel consesso, in fatal sessione di lavoro pomeridiana).
A me sono sempre sembrati evidenti, i rischi ulteriori, connessi alle incognite di un futuro non prossimo, in cui si esaurirà la spinta pionieristica dei Padri Fondatori: è allora che colleghi senza sigla nè schiatta, finirebbero per iscriversi autorizzando trattenute sindacali, compulsati dall'idea di doversi ingraziare i consimili, chiamati a perorare il rinnovo degli incarichi.
Quanto avverrebbe verosimilmente e a maggior ragione, se non dovessero cambiare le modalità del temutissimo giudizio ordalico di idoneità quadriennale, il che, in regime di discrezionalità amministrativa, vuol dire delibera secca, senza appello nè garanzie di contraddittorio.
In pratica, ammesso e non concesso di sopravvivere al sistema come Magistratura di Pace e in quanto tale, qualora si completasse l'inauspicata metamorfosi, ciò  varrebbe a forgiare un compiuto meccanismo di "caporalato", con il non commendevole risultato partorito da nobili intenzioni, di ri-battezzarci da soli, come i veri "clandestini di noi stessi".
Con questo, non intendo sottacere l'importanza, o peggio denigrare lo strumento associativo, che anzi deve essere preservato al meglio, anche perchè non ho difficoltà ad ammettere che le magre conquiste stiracchiate negli anni, sono pressochè tutte scaturite dal verace spirito di gruppo profuso dai molti iscritti, e da coloro che molto hanno dato e  continueranno a dare, spesso per puro spirito di servizio, e all'insegna del rimetterci in proprio.
Io che vengo dall'Unione Nazionale Giudici di Pace, garantisco che esistono validissimi colleghi, che fanno del loro impegno una risorsa inestimabile per tutta la categoria, tuttavia visti i tempi che corrono, non posso non vedere i rischi che collettivamente si corrono di compromettere il buono che è stato fatto fin qui.
Non è quindi per malinteso senso di superiorità che mi sono chiamato fuori, ma solo per recitare il ruolo in cui mi sento più a mio agio e che avverto come spiccatamente congeniale: quello del muezzin attaccato all'autoparlante del minareto.
E' quanto mi permette di esprimermi senza troppi imbarazzi, e chissà che nel suo piccolo, magari anche questo blog possa servire come spunto critico di riflessione collettiva .... io ne sarei felice e sinceramente orgoglioso, semprechè prima o poi, qualcuno non ci si metta di buzzo buono a farmi chiudere.

                   Claudio Fiorentino (GdP Ostia)  
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02 Feb 2011 
Immagine alloggiata da servimg.com
A conclusione della tornata di sciopero, ho deciso di ritornare ad aggiornare il blog: non nascondo di sentirmi gratificato dal discreto numero di contatti, e dai colleghi che fuor di rapporto di maniera, mi hanno espresso apprezzamenti, accordandomi un 6 di stima, per il tentativo di dar dietro a eventi convulsi, raccapezzando accadimenti  che agitano il meraviglioso meraviglioso mondo delle Magistrature minori.
Non saprei dire se è un bel segnale, ma sicuramente è un buon inizio sentirsi utili in qualcosa.
Inizierò dal Convegno organizzato dall'Unione Nazionale Giudici di Pace, tenutosi mercoledì 26 gennaio a Roma, presso la sala conferenze della locale Corte d'Appello.
Ad uso dei molti assenti in uditorio, informo che al momento di registrare le solite illustri "defezioni", non è pervenuto neanche il classico telegramma di saluti da Ministro e Sottosegretario (fin lì, tutto da copione), ma neppure, udite udite, dalle rappresentanze dell'ANM, il che mi pare fatto altamente simbolico.
Fuor dello scontato, vi è stata conferma dei piani in avanzato stato di esecuzione nelle segrete stanze, almeno a detta di un credibile relatore, che da membro della sezione disciplinare del CSM,  si è fatto scappare due o tre parole di troppo.
In pratica, siccome la deflazione del contenzioso demandata ai gdp, è andata letteralmente in TILT, e nel clima politico in atto non esistono certezze sui tempi di possibile approvazione in Parlamento della riforma, hanno commissionato al CSM un parere su un nuovo studio, già bello che pronto, redatto a buon fine di forzare il rifacimento delle piante organiche alla Magistratura di Pace.
L'impatto sulle nostre teste, sarebbe da vera "bomba al fosforo", manco a dirlo, sparata a tradimento e a dispetto dell'art. 116 della Costituzione, che riserverebbe  anche anche alle Regioni voce in capitolo, quanto meno con parere non vincolante.
Si promuoverebbe insomma, la solita iniziativa autoctona, premurosamente gestita dall'interno della simpatica "Repubblica dei Giudici" (quella che conta beninteso, da sempre inespugnata dalle Magistrature Precarie).
Ora, potrebbe stupire, (più che altro i non addetti ai lavori), che nel goliardico clima di guerra a coltello in atto tra terzo e secondo potere dello Stato, pur sempre si preservino spazi di allineamento e collateralismo, al momento di dare addosso ai soliti disgraziati, cioè noi.
Prendiamo atto, di quanto non è più neppure un mistero: decisamente molto più interessati a diserbare velleità di riconoscimento stabile, che a ripartire in modo equilibrato i futuri carichi di lavoro, LorSignori intenderebbero introdurre effetti di instabilità letali, primo per noi, secondo per il sistema giudiziario tutto.
Il rischio è che dopo la vicenda del DM Scotti, bocciato dal TAR Lazio per i noti motivi, la faccenda riesca ad essere portata in Consiglio dei Ministri: praticamente assumendo la forma di un DPR, propedeutico alla stoccata finale (disegno di legge Caliendo).
E' ovviamente non più che una congettura, ma questo consentirebbe, tra l'altro, di superare il problema di dover gestire gli inconvenienti tecnici che sarebbero legati all'emanazione di un semplice Decreto Ministeriale: intanto di dimensionarci meglio, perchè sanno bene che 4700 unità sono ingestibili, inoltre, di far rifluire i MOT di lungo corso in Magistratura di Pace, c'è da scommetterci, con la scusa dell'emergenza senza tirocinio, con certo obiettivo di sedare loro e disinnescare noi.
Passando agli echi delle Cerimonie di Apertura dell'Anno Giudiziario in Cassazione, sopito il solito tripudio di nappe, tocchi, e cordoni dorati menzione è d'obbligo ad un gettonatissimo passaggio tratto dalla relazione del Primo Presidente della S.C. Dr. Ernesto Lupo (da non confondersi con l'omonimo Alberto, quello del celebre duetto "Parole, parole, parole" con la tigre di Cremona).
Voce suadente, e assolo in sigla di chiusura : .... "il settore in esame sembra stare attraversando una fase di fermento, collegata alla stessa collocazione ordinamentale dei giudici di pace, dagli stessi ritenuta insoddisfacente a fronte del rilevante contributo fornito alla soddisfazione della domanda di giustizia.
Si tratta di questioni che non possono essere ovviamente affrontate in questa sede, in quanto presuppongono scelte di carattere politico attinenti, oltre che alla ricerca dei mezzi finanziari necessari per far fronte alle rivendicazioni di carattere economico, anche alla determinazione della durata dell'incarico, alla disciplina delle ipotesi di incompatibilità e all'individuazione delle modalità di selezione, in funzione di garanzia dell'autonomia e dell'indipendenza di tali magistrati, nonchè di attuazione del principio costituzionale che impone l'assunzione mediante concorso pubblico
".
Praticamente, e a dispetto delle recenti Raccomandazioni del Consiglio d'Europa in materia, (che imporrebbero di adottare profili ordinamentali di Magistrato a parametro), l'inconveniente sembrerebbe derubricato ancora una volta al paragrafo "rivendicazioni di categoria", in buon ordine dopo le legittime proteste dei detenuti delle carceri italiane, costretti a una media di 2 metri quadrati a testa, nonostante le Convenzioni, di cui pure l'Italia è firmataria.
Ma tant'è: il problema sembra risiedere più che altrove, negli orizzonti istituzionali non sovrapponibili, laddove nei tempi tecnici in cui le raccomandazioni di Strasburgo sortirebbero effetti tecnici di "sganassone finale", è certo che si saranno avvicendati almeno un paio di Governi, con la conseguenza pratica che i diretti responsabili dello scempio, mal che vada, si farebbero comunque forti del "buen ritiro" a carico dei contribuenti per un paio di pensioni a testa, c'è da scommetterci, entrambe saldamente agganciate agli indici ISTAT. 
Secondo sperimentato copione, il Sottosegretario addetto alla faccenda che scotta, On.le Giacomo Caliendo e il Ministro Alfano, si sono distribuiti la scena del giorno successivo, rispettivamente presso i Distretti delle Corti d'Appello di Napoli e Roma, dove hanno tenuto banco il 29 gennaio.  
Del primo, preferisco non parlare, e per il solo fatto di essere un Giudice di Pace in servizio, se proprio dovessi scegliere, preferirei farmi ostaggio di Freddy Kruger; il secondo, Angelino, si è affidato al solito "refrain" dei nobili intenti governativi di riforma nell'interesse del cittadino (in genere uno solo), bloccati, manco a dirlo, da ostili "resistenze corporative".
Spero che il GuardaSigilli non alludesse a noi, dopo che ha avuto il coraggio di abiurare il disegno di legge n. 2788 2007, di cui era imberbe proponente, quando militava nelle fila dell'allora opposizione (per buona memoria collettiva, lo stesso articolato che l'attuale Ministro, non disdegnò di scopiazzare di sana pianta, dal giornalino trimestrale di categoria "Il Giudice di Pace Oggi", edition limited luglio-settembre 2003).
A concludere la buona novella: pare che l'Associazione Nazionale Giudici di Pace, abbia indetto un Direttivo-barra-Conclave a Rimini per le giornate dell' 11-12 febbraio. Nell'occasione decideranno se scioperare o meno, quindi io direi che vanno sicuramente sostenuti nell'intento: per chi intendesse rivolgersi personalmente al Presidente Crasto per un sentito incoraggiamento, garantisco che è persona illuminata, e aperta alla partecipazione dal basso.

                                        Claudio Fiorentino (GdP Ostia)
Admin · 636 visite · 0 commenti

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